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Vertenza Fiorucci, incontro in Regione, ma non c’è accordo

LATINA – Si è tenuto un incontro in Regione Lazio sulla vertenza Fiorucci, che dopo la ristrutturazione degli scorsi anni ha aperto una nuova procedura di licenziamento collettivo di 18 lavoratrici e lavoratori. Lo comunicano Cgil di Roma e Lazio, la Camera del Lavoro Cgil di Roma Sud Pomezia Castelli, la Flai Cgil di Roma e Lazio e la Flai Cgil di Roma Sud Pomezia Castelli.

“Nel corso dell’incontro l’azienda, oggi posseduta da due fondi di investimento, ha mantenuto un atteggiamento scarsamente collaborativo, provando a respingere qualsiasi alternativa ai licenziamenti che come Cgil e Flai abbiamo proposto, anche con il sostegno dell’assessore regionale al Lavoro. Si tratta di un atteggiamento grave, che ci auguriamo possa cambiare già dal prossimo incontro, anche alla luce del fatto che il progetto illustrato dall’amministratore delegato non convince su aspetti fondamentali, a partire dagli investimenti necessari al rilancio dell’azienda”.

“Da questa vicenda — sottolinea la Flai Cgil di Roma Sud Pomezia Castelli — emerge con chiarezza un problema che va ben oltre i 18 lavoratori coinvolti. Siamo stanchi e preoccupati di assistere, ancora una volta, a scelte aziendali che rischiano di scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori il prezzo di strategie che non condividiamo. Siamo di fronte al rischio che un marchio storico e una realtà produttiva importante per il territorio vengano gestiti esclusivamente attraverso logiche finanziarie e di riduzione dei costi. Continueremo a batterci affinché vengano percorse tutte le strade possibili per evitare i licenziamenti e rilanciare davvero l’azienda. Per questo chiediamo che le istituzioni continuino a svolgere un ruolo attivo, perché il futuro della Fiorucci non può essere costruito sulla riduzione dell’occupazione ma su investimenti, sviluppo e valorizzazione del lavoro”.

“C’è bisogno – prosegue la nota sindacale – di un intervento forte delle istituzioni e della politica per salvare un marchio storico del nostro territorio, che non può avere come unica prospettiva la riduzione del personale e dei costi, invece di una vera strategia di rilancio del prodotto e del marchio”.