Inseguito fin sotto la sua abitazione e minacciato perché non pagava il pizzo
FORMIA – Continue richieste di denaro e pedinamenti in danno del titolare di un caseificio di Cellole che risiede a Formia. Inseguito fin sotto la sua abitazione e minacciato perché si decidesse a pagare il pizzo.
Inseguito fin sotto la sua abitazione di Formia e minacciato perché si decidesse a pagare il pizzo alla fazione Esposito del clan dei Muzzoni. Vittima di questa brutta storia un imprenditore del settore caseario che vive a Formia ma esercita nel territorio di Cellole, dove ha, appunto un caseificio e relativa filiera di produzione. L’imprenditore era stato minacciato chiaramente: «Non andare dai carabinieri altrimenti ti succederà qualcosa». Tuttavia un’attività investigativa lunga e meticolosa ha portato alla denuncia e alla successiva condanna definitiva che ora ha portato all’arresto di un uomo di 75 anni. L’ordine che applica il regime restrittivo è stato eseguito nei giorni scorsi dai carabinieri della Compagnia di Sessa Aurunca in esecuzione del provvedimento del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
L’anziano è stato prelevato nella sua abitazione e trasferito presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere. Dovrà scontare un residuo pena di oltre 3 anni, scaturito da una condanna complessiva ad oltre 5 anni di reclusione. È stato infatti riconosciuto colpevole di estorsione, aggravata dal metodo mafioso, in danno del titolare di un noto caseificio ubicato a Cellole. Francesco Di Marzo, venne arrestato all’epoca dei fatti insieme ad un suo complice, Emilio Esposito, nipote del boss dei Muzzoni, Mario Esposito.
L’ attività investigativa iniziata nell’aprile 2023 dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Sessa Aurunca, coordinati dalla Direzione Distrettuale di Napoli, corroborata da servizi di verifica e attività tecniche, aveva consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei due uomini, uno dei quali considerato pedina di vertice del clan di camorra della famiglia Esposito, i cosiddetti «muzzoni». I due tra aprile e settembre 2023, avvalendosi del metodo mafioso del clan di appartenenza, avvicinarono in più occasioni la vittima richiedendo il pagamento di una tangente. La successiva ordinanza cautelare permise ai carabinieri di arrestare Emilio Esposito, 49 anni, nipote del boss Mario (attualmente detenuto al 41bis) e Francesco Di Marzo, accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Determinante nell’indagine era stato il coraggio della vittima che senza esitare decise di denunciare gli estorsori, le richieste di denaro e le minacce per evitare la denuncia.



