Latina: lavoratore licenziato da fratello, tribunale lo reintegra
Una delle piu’ singolari e complesse vicende giudiziarie degli ultimi anni nel panorama delle imprese familiari italiane si e’ conclusa qualche giorno fa con una doppia vittoria per un socio-lavoratore assistito dallo studio legale Mosa.
Al centro della vicenda c’e’ il conflitto esploso all’interno di una storica societa’ industriale del Centro Italia tra due fratelli: da un lato l’amministratore unico e socio di maggioranza, dall’altro un socio di minoranza che da quasi trent’anni prestava attivita’ lavorativa all’interno dell’azienda.
Nel giro di pochi mesi il socio-lavoratore si e’ visto destinatario di una serie di contestazioni disciplinari, provvedimenti organizzativi, ridimensionamenti delle proprie funzioni e, infine, di un licenziamento per giusta causa.
Parallelamente, mentre il giudizio sul lavoro era gia’ in corso, la maggioranza societaria ha promosso una profonda revisione dello statuto della societa’ destinata a modificare in maniera significativa gli equilibri interni della compagine sociale.
La vicenda ha assunto cosi’ una dimensione che andava ben oltre il semplice rapporto di lavoro.
Il conflitto familiare si era progressivamente trasferito all’interno della societa’, coinvolgendo temi delicatissimi quali la governance dell’impresa, la successione generazionale, la tutela delle minoranze e l’equilibrio tra i diversi centri di interesse presenti nella compagine sociale.
Il primo risultato e’ arrivato davanti alla Sezione Specializzata in materia di Impresa del tribunale di Roma, che ha accolto le ragioni del socio di minoranza disponendo la sospensione cautelare delle modifiche statutarie contestate.
Una decisione di particolare rilevanza poiche’ ha impedito che le nuove regole potessero produrre effetti immediati in una fase particolarmente delicata della vita della societa’, preservando gli equilibri esistenti in attesa della definizione del giudizio di merito. Successivamente la vicenda e’ proseguita davanti al giudice del Lavoro.
Dopo una lunga istruttoria e un’approfondita analisi delle contestazioni disciplinari e delle circostanze che avevano portato al recesso, il tribunale ha accolto le ragioni del lavoratore, dichiarando illegittimo il licenziamento intimato dalla societa’.



