Latina: centrale a biomasse il Tar dice no alla centrale a biomasse
LATINA – Ennesimo ricorso contro la discarica di Sant’Apollonia è stato respinto dal Tar di Latina, giudicato in gran parte infondato. È questo, in sintesi, l’esito della sentenza del Tar di Latina che interviene su una vicenda complessa e molto dibattuta, legata alla gestione dei rifiuti nel territorio pontino.
Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione di Latina, ha respinto il ricorso presentato da associazioni ambientaliste e comitati locali contro la realizzazione della discarica in località Sant’Apollonia, ad Aprilia. Una decisione che conferma la legittimità dell’iter autorizzativo regionale e riapre il dibattito sul ciclo dei rifiuti nella provincia pontina.
Al centro della controversia, il progetto promosso dalla società Frales s.r.l. per la realizzazione di un impianto destinato allo smaltimento dei rifiuti non pericolosi, con una capacità complessiva superiore a 940 mila metri cubi. L’opera, secondo la Regione Lazio, risponde all’esigenza di garantire l’autosufficienza dell’ambito territoriale ottimale di Latina, oggi privo di discariche operative e costretto a trasferire i rifiuti fuori provincia e regione.
I giudici amministrativi hanno ritenuto infondate tutte le censure sollevate dai ricorrenti. In particolare, il Tar ha sottolineato come la valutazione di impatto ambientale sia espressione di un’ampia discrezionalità amministrativa, sindacabile solo in presenza di evidenti illogicità o errori, elementi che nel caso in esame non sono stati riscontrati.
Respinte anche le contestazioni relative alla localizzazione dell’impianto. Le criticità evidenziate – come la presenza di abitazioni sparse – sono state considerate “fattori di attenzione progettuale” e non ostativi, già affrontati attraverso prescrizioni tecniche specifiche per limitare l’impatto ambientale, in particolare quello odorigeno.
Sul piano paesaggistico, il Tar ha chiarito che al momento delle autorizzazioni non esisteva alcun vincolo sull’area. Il successivo riconoscimento della “campagna romana” come zona di interesse pubblico, intervenuto nell’agosto 2025, non può incidere su atti già adottati, né bloccare un procedimento concluso.
Determinante, nella decisione, anche il principio di autosufficienza nella gestione dei rifiuti. Il collegio ha evidenziato come la mancanza di discariche nel territorio pontino rappresenti una criticità strutturale, già oggetto di attenzione da parte dell’Unione europea. In questo contesto, la realizzazione dell’impianto è stata ritenuta coerente con la pianificazione regionale e necessaria per chiudere il ciclo dei rifiuti.
La sentenza segna dunque un punto fermo in una vicenda complessa e molto contestata a livello locale. Resta però aperto il confronto politico e sociale sul futuro della gestione dei rifiuti nel Lazio, tra esigenze ambientali, sostenibilità e infrastrutture considerate ancora indispensabili.



