Dipendenze digitali: in aumento nella regione. “Nel Lazio l’83% dei minori usa lo smartphone. Quella 11-13 anni la fascia più critica”
LATINA – Crescono le dipendenze digitali, fra i minori, allarmanti i risultati emersi da un report dell’Istituto Piepolo. I dati emersi dalla ricerca condotta dall’Istituto su 500 genitori con figli tra i 6 e i 18 anni, e illustrati durante la Giornata regionale delle dipendenze.
Più di otto ragazzi su 10, tra i 6 e i 18 anni, nel Lazio usa abitualmente lo smartphone. È quest’uno dei dati che emerge dalla ricerca “Le dipendenze digitali tra i minori” promossa da Isma, a cura dell’Istituto Piepoli che è stata presenta a Roma nel corso dell’ultima delle cinque tappe nel Lazio in occasione della prima edizione della Giornata regionale delle dipendenze promossa dall’Asp Ism – Istituti di Santa Maria in Aquiro, su mandato della Regione Lazio. Nella Capitale si è concluso il ciclo degli incontri che nelle settimane ha toccato anche il territorio di Latina; e proprio nel corso dell’appuntamento nel capoluogo pontino sono emersi dati importanti sulle dipendenze più diffuse nel territorio, che non sono più solo legate alle droghe e stanno prendendo sempre più piede proprio tra i giovani.
All’incontro nella Capitale hanno preso parte il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, il vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, Luciano Ciocchetti, il segretario della Commissione Affari sociali della Camera, Paolo Ciani, l’assessore all’Inclusione sociale e Servizi alla persona della Regione Lazio, Massimiliano Maselli e il presidente dell’Asp Isma, Antonio De Napoli.
E sui giovani si è focalizzata l’attenzione dell’ultimo incontro a Roma nel corso del quale sono stati presentati i risultati della ricerca “Le dipendenze digitali tra i minori” condotta su 500 genitori di figli tra i 6 e i 18 anni residenti nel Lazio. L’indagine restituisce un quadro chiaro: “Il digitale è ormai parte integrante della vita familiare e scolastica, ma genitori, insegnanti e professionisti della salute percepiscono una crescente difficoltà nel governarne l’uso. Il dato più immediato – sottolinea la ricerca – riguarda la diffusione dei dispositivi: lo smartphone è usato abitualmente dall’83% dei figli tra 6 e 18 anni, con una crescita marcata all’aumentare dell’età: dal 65% tra i 6-10 anni al 96% tra i 17-18 anni. Le attività online cambiano con l’età: i più piccoli sono più orientati a videogiochi e video, mentre tra gli adolescenti crescono chat e social network, che raggiungono rispettivamente il 71% e il 72% tra i 17-18enni”.
Un altro elemento che emerge dallo studio è come il digitale entri sempre di più anche nelle dinamiche familiari: “Il 40% dei genitori dichiara di avere conflitti con i figli legati all’uso della tecnologia ‘a volte’ o ‘spesso’; la fascia più critica è quella degli 11-13 anni, dove la quota sale al 53%. Inoltre, il 56% dei genitori – si legge – ammette di utilizzare dispositivi digitali in casa e in famiglia più di quanto vorrebbe, spesso anche per ragioni lavorative”. Inoltre, secondo l’indagine “i genitori osservano segnali compatibili con un uso problematico del digitale: uso eccessivo o non controllato dei dispositivi nel 36% dei casi, irritabilità in assenza di device nel 33%, riduzione del sonno nel 26%, calo del rendimento scolastico nel 23% e isolamento sociale nel 22%”. Pur riconoscendo la gravità del fenomeno, “le famiglie faticano però a parlare di vera e propria ‘dipendenza’ quando il problema riguarda la propria esperienza diretta. La percezione del rischio è molto alta: il 93% dei genitori considera le dipendenze digitali tra i minori un problema grave e altrettanti le ritengono un fenomeno diffuso. Tuttavia – osserva l’indagine – solo il 61% ritiene che i genitori siano in grado di riconoscere i segnali di dipendenza e appena il 50% pensa che sappiano a chi rivolgersi in caso di problema”. Dal report emerge poi un apparente paradosso: il 75% dei genitori giudica adeguato il proprio approccio educativo al digitale e molti dichiarano di adottare strategie come il dialogo educativo, i limiti di tempo e il controllo dei contenuti. Allo stesso tempo, il 97% non ha mai chiesto supporto su questo tema. Il principale ostacolo indicato dalle famiglie è riuscire a far rispettare le regole, segnalato dal 47% degli intervistati”.
Sul fronte delle soluzioni, si punta sulla formazione: “Il 47% dei genitori indica la formazione per le famiglie come strumento principale per affrontare il fenomeno, seguita dagli interventi scolastici al 30% e dal supporto psicologico al 20%. La maggioranza dei genitori, inoltre, non si sente sufficientemente supportata: solo il 41% si sente aiutato dalla scuola, il 36% dagli altri genitori e il 30% dai servizi sanitari”. Secondo l’indagine, “dai focus group emerge una richiesta condivisa: non basta informare sui rischi, serve un approccio educativo multilivello che coinvolga famiglie, scuola, servizi sanitari e comunità. Insegnanti e professionisti sottolineano anche la necessità di offrire ai ragazzi alternative reali, occasioni di relazione, strumenti per comprendere le emozioni e modelli positivi capaci di parlare il loro linguaggio. La ricerca mostra che il tema non è più solo ‘quanto tempo’ i minori trascorrono online, ma quanto famiglie, scuola e servizi siano attrezzati per accompagnarli in un uso consapevole del digitale. I genitori riconoscono il problema, osservano segnali di disagio e chiedono strumenti concreti: formazione, supporto educativo e una rete più forte tra scuola, servizi e famiglie”.



