Rifiuti, il Lazio punta all’autosufficienza: cosa prevede il nuovo Piano 2026-2031 e quali effetti per Latina
Chiudere definitivamente il ciclo dei rifiuti nel Lazio, rendendo la regione autosufficiente dopo oltre un decennio di criticità seguite alla chiusura della discarica di Malagrotta. È questo l’obiettivo centrale del nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR 2026-2031), approvato dalla Giunta e ora atteso in Consiglio regionale.
Si tratta di una svolta strutturale: ogni anno circa un milione di tonnellate di rifiuti laziali viene ancora smaltito fuori regione (e in parte all’estero), a causa di un deficit impiantistico storico. Il nuovo Piano punta a invertire questa tendenza entro il 2028, attraverso investimenti, nuovi impianti e una riorganizzazione complessiva del sistema.
Diversi passaggi del Piano riguardano direttamente il territorio pontino, che emerge come uno dei nodi strategici per la chiusura del ciclo dei rifiuti.
Tra gli interventi principali figura la realizzazione di una nuova discarica ad Aprilia, in località Sant’Apollonia, con una capacità prevista di oltre 940mila metri cubi. Si tratta di uno dei quattro siti principali individuati per garantire lo smaltimento dei residui non recuperabili.
Sempre ad Aprilia è previsto anche un nuovo impianto meccanico autorizzato nel 2025, con una capacità complessiva di 495.000 tonnellate annue. L’impianto potrà produrre combustibile da rifiuti (css-c), destinato anche all’utilizzo industriale, ad esempio nei cementifici.
Il Piano cita inoltre l’impianto di Cisterna di Latina, attualmente in fase di rinnovo autorizzativo. Questo conferma il ruolo della provincia come area chiave per il trattamento dei rifiuti nell’ATO 1.
Nel sud pontino, l’impianto di Castelforte ha già avviato nel 2024 nuove linee di biostabilizzazione, trasformandosi di fatto in un impianto TMB più avanzato. Questo rientra nella strategia regionale di modernizzazione degli impianti intermedi.
Il Piano si fonda anche su un importante pacchetto economico: 60 milioni di euro stanziati attraverso il programma PR FESR Lazio 2021-2027 per rafforzare la raccolta differenziata e l’economia circolare.
Le risorse saranno destinate a:
- potenziamento della raccolta nei Comuni (18 milioni);
- realizzazione di centri di raccolta, isole ecologiche e compostaggio (19 milioni);
- ammodernamento degli impianti di trattamento (21 milioni);
- contributi ai territori che ospitano impianti come discariche e termovalorizzatori (9 milioni).
Quest’ultimo punto assume particolare rilievo per territori come Latina e la sua provincia, storicamente coinvolti nella gestione impiantistica regionale.
Nuova organizzazione: due ambiti territoriali
Il Piano supera la divisione in cinque ambiti provinciali e introduce due ATO:
- ATO 1: Lazio senza Roma (circa 2,9 milioni di abitanti);
- ATO 2: Roma Capitale (circa 2,8 milioni).
Questa scelta riflette il forte squilibrio esistente: mentre l’ATO 1 – di cui fa parte la provincia di Latina – ha già raggiunto livelli avanzati di raccolta differenziata (66,5%), Roma è ancora indietro (46,6%).
Gli obiettivi al 2031 sono ambiziosi:
- raccolta differenziata al 72,3% regionale;
- riciclo effettivo al 60% entro il 2030;
- riduzione dei rifiuti del 6%;
- conferimento in discarica limitato al 6%.
Opportunità e criticità per il territorio pontino
Per la provincia di Latina il Piano rappresenta una doppia prospettiva.
Da un lato, arrivano risorse economiche e investimenti che possono tradursi in:
- miglioramento dei servizi locali;
- nuove infrastrutture;
- ricadute occupazionali legate all’economia circolare.
Dall’altro, si conferma – e in parte si rafforza – il ruolo del territorio come sede di impianti strategici, con possibili impatti ambientali e sociali che potrebbero alimentare il dibattito pubblico locale.
In particolare, la previsione di una nuova discarica ad Aprilia e il potenziamento degli impianti esistenti potrebbero riaccendere il confronto tra istituzioni, cittadini e comitati.
Verso l’autosufficienza entro il 2028
Il cuore del Piano resta l’obiettivo dell’autosufficienza: entro il 2028 il Lazio punta a non dipendere più da impianti esterni, grazie anche alla realizzazione del termovalorizzatore di Roma e al rafforzamento del sistema nell’ATO 1.
In questo scenario, la provincia di Latina si configura come uno degli assi portanti del nuovo modello regionale: non solo territorio di supporto, ma protagonista nella transizione verso un sistema più efficiente e sostenibile.
Il passaggio ora è politico: il Piano dovrà essere approvato dal Consiglio regionale, dove non si escludono modifiche e confronti accesi, soprattutto sui territori più direttamente coinvolti, come quello pontino.


